Cattedrale di San Giusto

Nel medioevo affondano le loro origini il Castello, la Cattedrale e gli edifici a lato (il Battistero di San Giovanni, la Chiesetta di San Michele al Carnale). La Cattedrale, ingentilita dal rosone della fine del ‘300, ha una navata centrale con soffitto trecentesco in legno dipinto mentre ai lati si susseguono le cappelle dove trovarono sepoltura, seppur breve, realisti e napoleonidi in fuga. Dapprima fu la volta delle Mesdames di Francia, Adelaide e Vittoria: decedute a Trieste, le figlie di Luigi XV riposarono nella Cattedrale fino a quando i loro resti vennero riportati in Francia da Luigi XVIII durante la Restaurazione borbonica e sepolti nell’Abbazia di Saint-Denis.  Un ospite d’eccezione per Trieste si recherà a rendere omaggio alle Mesdames sepolte a san Giusto: si tratta di François-René de Chateaubriand, che giunse a Trieste il 29 luglio 1806 diretto in Terrasanta. Visitò la città e vi si fermò fino al 2 agosto, facendosi guidare da Jacques-Barthélemy-Dieudonné Fidédy de Lavergne, signore di Fontbonne, che – col nome di Meye – lavorava come agente di cambio a Trieste, dove si è era stabilito nel 1798. De Chateaubriand ricordò il pellegrinaggio a San Giusto nell’articolo apparso sul Mercure il 4 luglio 1807 e raccontò Trieste anche nei Mémoires d’Outre Tombe oltre che – ovviamente – nel suo Itinéraire apparso nel 1811. All’esterno della Cattedrale, sopra al capitello della colonna romana a fianco dell’ingresso principale, si posa il piccione che porta il messaggio cifrato nel celebre romanzo Mathias Sandorf di Jules Verne, apparso nel 1885 in un’edizione illustrata da molti disegni di Bennet (la Corte, il Molo San Carlo, il Canal Grande, un panorama, il Lloyd). I capitoli riguardanti Trieste sono stati tradotti e pubblicati in italiano da Carpinteri e Faraguna col titolo La congiura di Trieste.

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